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discografia
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1990 |
All'una e trentacinque circa |
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sito ufficiale:
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da "Non si muore tutte le mattine"
Vinicio Capossela
Feltrinelli Editore 2004
[...]
Questo soltanto avevo intorno, e nessuno mi aspettava o sospettava. Nessuna ironia da battaglione, nessuna spiegazione. Scomparire. Come nell’acqua era scomparso Jeff Buckley, due giorni prima, senza lasciare notizie certe attorno a sé.
Scomparire.
Il genio.. la fiamma intravista, illuminante, incombustibile.
Scomparsa in un porto chiuso del Mississippi, e senza lasciare indicazioni, senza sapere cosa pensarne. La giovinezza magnifica e immolata, tutto sentivo.
Allontanarsi nuotando dalla fiamma, dall'amore, dalla devastazione. Allontanarsene a nuoto, come un Kurz sparito nel continente in un rivolo del fiume amazzonico, così lo immaginavo allontanarsi da tutti e diventare una divinità per una folla indigena dell'interno, ma non nel Tennessee... non per una congestione... per un paio di stivali...
Come poteva la morte attenderlo lì, in quell'acqua, chiamarlo dentro a cantare?
Si buttò a nuoto, così, cantando. Lasciandosi dietro il disco da fare, la ragazza, l'inquietudine, e cantando gli si riempì d'acqua la bocca, i denti e gli stivali.
Morire con gli stivali pieni d'acqua, con la bocca piena d'acqua del Mississippi, con tutte le parole che aveva ancora da dire. Ognuno cammina sempre vicino alla morte, ma andarsene così... insensatamente... in un'altra più grande vasca da bagno... così e andarsene soli...
Avevo nuotato anch'io una volta nella luce della luna in un'acqua d'esilio, sentendo freddo, battendo i denti, mentre tutt'intorno era notte, ed ero già clandestino.
E adesso andavo sbattendomi, scaraventandomi sulla carrozza, verso est, scomparendo.
I pensieri erano batteri nella coltura d'immaginazione dello scompartimento caldo. Mi riportavano d'acqua. L'acqua profonda del fiume, limacciosa, fangosa forse. Un porto chiuso, com'è un porto chiuso? Il segreto delle grandi giovinezze... com'è?
La strada ci era sembrata a tutti più degna di essere percorsa, sulle ali di Grace, della sua voce che si impenna... a lungo... e poi cade in un singhiozzo... un sussulto... schianta il respiro e le ossa come se il fiato e il corpo gli avessero ceduto. Ma sono cose queste che si dicono, si urlano in macchina da soli. Si urlano disperati e mistici, come le cose di cui si afferra la grandezza, quelle che lasciano innamorati come i sogni. Innamorati e orfani. E ne parlo così adesso scrivendo da solo in una stanza piena di borse da viaggio a cui non so perché, ma sono tornato.
Borse da viaggio
Ne ho pieno il corridoio, c'è afa e canicola
E un'altra volta non sono partito...
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