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Si parla molto spesso di Jeff Buckley a proposito di Marco Parente: più che per la vicinanza vocale, per la spontaneità di una voce che arriva intatta e per la sua "trasparenza" Qui sono riportate delle frasi incluse sullo SPECIALE BUCKLEY #13 di rock sound e il testo del Lamiarivoluzione, primo singolo estratto dall'ultimo album "Trasparente" e inserito nel cd allegato nella rivista. Per maggiori informazioni vi rimando al sito sopralinkato, ricco di interviste, recensioni, foto e chi più ne ha più ne metta. Ancora più sotto è riportata una piccola recensione del concerto del 27 marzo 2003 al "La casa 139" - Milano.
Come e quando hai scoperto la musica di Jeff? "Era uscito da poco "Grace", e mio fratello mi disse di aver visto un video di un cantante sconvolgente, un urlo d'Angelo, disse! Ma non ne aveva capito il nome. Da lì a poco lo vidi anch'io (si trattava proprio del clip di "Grace"( e non mi ci volle molto per ricollegarlo a quel cantante sconvolgente e al suo urlo d'Angelo. La mia scoperta di Jeff Buckley ha coinciso con il periodo in cui stavo per la prima volta scoprendo la mia voce, determinando non poco l'entusiasmo a continuare ed ad approfondire ciò che stavo davvero cercando". Cosa ti ispira le sua musica? "Il piacere di cantare, il continuo muoversi in bilico tra una tecnica e emozione pura dove a vincere è sempre l'imprevisto". La sua musica ti ha influenzato? "All'inizio sì, soprattutto l'approccio alla vocalità". Credi che le canzoni di Jeffrimarranno per sempre? Segneranno la storia del rock? "E chi può dirlo! E' ancora troppo presto... certo che la sua scomparsa così assurda e prematura e un'opera d'esordio tanto matura da essere già testamento, aumentano di molto le probabilità di tale riconoscimento; cosa che personalmente reputo poco importante". Intervista a Marco Parente, © rock sound
Sei definito il Jeff Buckley italiano.. Intervista a Marco Parente, a cura di Gino Steiner Strippoli
lamiarivoluzione
live @ LaCasa139 (MI) - 27.03.2003 Pensavo di trovare molte più persone nel “La Casa 139”, invece, giunto lì, c’erano solo 4 o 5 minuti di coda di gente che doveva dapprima iscriversi al circolo ARCI. La prima volta che avevo visto Marco Parente è stato al Leoncavallo, ma l’acustica di quel luogo barbaro aveva fatto sì da non colpirmi più di tanto, nonostante sapessi quanto valesse l’artista in questione. Sono poi tornato a vederlo per uno showcase alla Feltrinelli (grazie a Cristina..), ed è stato lì, accompagnato dal solo Enrico Gabrielli e un mago dell’elaborazione sonora analogico-digitale al mixer (Marco Tagliola), che la sua musica mi ha colto nel segno. Quello del 17 gennaio era stato più che altro un minishow contaminato a lungo dall’elettronica, ed era questa l’idea che avevo di Marco Parente in veste live.
foto di Fabio Stefanini La Casa 139 è un locale molto intimo, il contatto con l’artista è estremamente diretto. Così, con oltre un’ora di ritardo, la band sale sul palco. Marco attacca canticchiando sulle nostre facce Anima gemella. Con un passo indietro si avvicina al microfono. L’intensità della canzone cresce con lo spuntare sulla scena dei vari strumenti. Stacco di batteria e una potenza di strumenti distorti finisce per avvolgere inaspettatamente le orecchie di noi spettatori. Si sarebbe trattato quindi di uno show a metà strada fra l'acustico e l'elettrico, e infatti Parente lo aveva preannunciato. Il concerto continua con versioni di Karma Parente, Il fascino del perdente più intense rispetto a quelle incise su disco, forti delle collaborazioni di Marco con Paolo Benvegnù e di Stefano Bollani con Il mare si è fermato, che diventa uno dei momenti più toccanti di tutta la serata. Influenze dei più svariati generi musicali si intrecciano con arrangiamenti raffinati misti tra fiati (il vero punto di forza dello spettacolo presentato dal cantautore), chitarre pizzicate, bacchette suonate su microfoni, corde e rullanti (Fuck (he)art & let's dance), mani battute violentemente sui tasti di un pianoforte, dando così sfogo all’improvvisazione più disparata, carica di dissonanze, arpeggi, rumori (Scolpisciguerra, Proiettilibuoni, Come un coltello). La sezione acustica riprende con Lamiarivoluzione, acclamata da un compiacente applauso di tutto il pubblico, W il mondo (Radiourlo), rincorrendo infine il bis con una splendida performance di Succhiatori e l’ultimo insolito singolo Davvero Trasparente. Un concerto davvero carico di emozioni, accompagnato da un fruscio di qualche apparecchio presente nella sala, dal rumore di bicchieri e calici del bar posto accanto al palco, che tanto mi riporta (concedetemelo) al Sin-é del Jeff Buckley degli esordi. Una band molto affiatata (una prima chitarra poco presente, a dire il vero) e un leader in piena forma che si svela a volte come un vero animatore, lanciandosi in balletti, battutine e imitazioni di gabbiani sul mare. A dispetto di tutti coloro che inseguono ancora della buona musica all’estero. La “M”usica italiana c’è e si sente. E come si sente. URLA.
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