edith piaf

A casa di sua madre, il giovane Jeff scovò "At Carnegie Hall" e alcuni capolavori di Nina Simone tra i vecchi microsolchi di sua madre. Jeff fu molto legato a quest'artista e probabilmente anche da questo suo interesse scaturì il suo particolare successo in Francia.

La sua prima uscita discografica, il Live at Sin-é conteneva già una sua cover, "je n'en connais pas la fin" e molteplici volte durante i concerti proponeva in medley "hymne à l'amour", successivamente immortalato nel Live from the Bataclan.

Andando ancora più dietro è possibile risalire ad una versione più sperimentale di questa traccia eseguita in duo con Gary Lucas, la stessa successivamente pubblicata nel 2002 in Songs to no One.

 

In questa pagina è contenuto un breve commento di Jeff all'artista in questione.. rilasciato alla rivista francese LesInrockptibles e pubblicato il 28 giugno 1995. A Jeff era stato chiesto quali canzoni avevano rappresentato la discothèque della sua formazione musicale. Ecco cosa risponde..

 

Piaf: Je ne regrette rien

Les Inrockptibles - 28 giugno 1995

"Talmente romantica, talmente francese che potrebbe diventare stucchevole. Eppure, presso di lei, si sente che niente è simulato. Ogni emozione diventa epica perché lei ha visto i bassifondi, la morte da vicino. C’è un tale peso nella sua voce, come un fiore che cerca di aprirsi un varco sotto una strada. Ho sempre provato interesse per questi personaggi che invitano la tragedia al loro tavolo, che provengono da acque torbide, vietandosi comfort e facilità. Per me, Edith Piaf è una jankie che ha trasformato il mondo esteriore in un ago di siringa per iniettarsene a grandi dosi. Quando la si scopre come me a 16 anni, è uno choc. Anch’io avevo un enorme bisogno di carburante, ma la California non aveva più niente da offrirmi. Per un piccolo bianco californiano, una passione così intensa per la Piaf non è il modo migliore per integrarsi… Nessuno con cui condividere queste emozioni nel raggio di chilometri. I primi francesi che ho incontrato mi hanno molto deluso: ragazzini ricchi che, come me, prendevano lezioni di musica in una scuola molto povera di Los Angeles. Passavano la loro vita a parlare di Coltrane e Bird, giocavano a fare gli intellettuali, fumavano e suonavano troppo a mio parere. Fortunatamente ho incontrato al liceo di Willows, nella California del nord, una francese che era cresciuta in Algeria, fu lei che ha cambiato la mia immagine della Francia. Prendevamo delle lezioni di chitarra insieme. La sua voce e il ritmo del suo inglese approssimativi mi affascinavano. E poi, non appena commetteva un errore sul manico, aveva quel suo modo di tirar fuori la lingua che era irresistibile. Io ero più uno del genere”God damn shit!”, ma lei, quel piccolo angolo delicato della bocca. Mi sono innamorato di lei e ho cominciato a strizzare la lingua anch’io(sorride)… Non ho scoperto Parigi che l’anno precedente. E là, già, suonavo all’Olympia come Elle o i Velvet Underground (silenzio)… Un onore terribile e spaventoso. Come passare dopo la Piaf? Non riesco a comprendere il mio successo in Francia. Forse perché i francesi adorano le storie che stanno ‘dietro’e con me sono servite,C’è un intero romanzo da raccontare. Amano la poesia e il lirismo di una certa idea di America".

je n'en connais pas la fin

(R. Asso/M. Monnot, performed by Edith Piaf)

    Live at Sin-é version

 

I used to know a little square
so long ago, when I was small
all summer long it had a fair
wonderful fair with swings and all
I used to love my little fair
and at the close of everyday

I could be found, dancing around
a merry-go-round that used to play...

"ah, mon amour
 a toi toujours
 dans tes grands yeux
 rien que nous deux"

all summer long my little fair
made everyday like a holiday
night after night it used to play
and people came there from so far away
and everyone sang that little tune
all around town you heard it played

even Pepi from Napoli
he sang to Marie
this serenade...

"ah, mon amour
 a toi toujours
 dans tes grands yeux
 rien que nous deux"

all summer long my little fair
made everyday like a holiday
night after night it used to play
and people came there from so far away
and everyone sang that little tune
all around town you heard it played

even Pepi from Napoli
he sang to Marie
this serenade...

"ah, mon amour
 a toi toujours
 dans tes grands yeux
 rien que nous deux"

I can't forget my little square
even though I'm so far away
I can't forget my little fair
maybe it's still there, still there today
I sometimes hear that little tune
 playing in a dream of long ago

and in my brain runs the refrain
that old French refrain I used to know...

"ah, mon amour
 a toi toujours
 dans tes grands yeux
 rien que nous deux"

 

 

je n'en connais pas la fin / hymne a l'amour 

(R. Asso/M. Monnot/E.Piaf performed by Edith Piaf)

    Live from the Bataclan version

 

I used to know a little square
so long ago, when I was small
all summer long it had a fair
wonderful fair with swings and all
I used to love my little fair
and at the close of everyday

I could be found, dancing around
a merry-go-round that used to play:

"ah, mon amour
 a toi toujours
 dans tes grands yeux
 rien que nous deux"

all summer long my little fair
made everyday like a holiday
night after night it used to play
people came there from so far away
and everyone sang that little tune
all around the town you heard it played

even pepi from Napoli
he sang to Marie this serenade

[qui inizia  Hymne a l'amour]
if the sun should tumble from the sky
if the sea should suddenly run dry
if you love me, really love me
let it happen darling, I won't care

shall I catch a shooting star
shall I bring it where you are
if you want me to, I will
you can set me any task
I'll do anything you ask
if you'll only love me still

when at last, our life on earth is through
I will spend eternity with you
if you love me, really love me
let it happen darling, I won't care

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©  2002-2003 pagina web realizzata da Luigi Lonoce

Da un articolo di Jean Daniel Beauvallet, pubblicato dalla rivista francese Les Inrockptibles - 28 giugno 1995

Traduzione italiana a cura di Veronica Biondi